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Sole e pelle: gli errori più comuni che fai con la protezione solare
La protezione solare è un prodotto che tutti conosciamo, ma che spesso utilizziamo in modo un po' superficiale. Molti dei danni alla pelle causati dai raggi UV, infatti, non derivano dall'assenza totale di protezione, ma piuttosto da piccoli errori che, col passare del tempo, possono compromettere la salute della nostra pelle. Scottature, macchie, perdita di elasticità e invecchiamento precoce sono, infatti, la conseguenza di abitudini sbagliate ripetute stagione dopo stagione: vediamo quali sono gli errori più comuni.
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Applicare la protezione solare troppo tardi
Spesso applichiamo la protezione una volta arrivati in spiaggia o poco prima di uscire di casa, senza renderci conto che i filtri hanno bisogno di tempo per distribuirsi correttamente sulla pelle e formare una barriera uniforme. Questo significa che nei primi minuti di esposizione la pelle è molto più vulnerabile di quanto si pensi e quei minuti iniziali, soprattutto durante le ore più soleggiate della giornata, possono essere sufficienti per innescare stress ossidativo e danni invisibili che si accumulano nel tempo. L’ideale sarebbe, quindi, applicare la protezione 20/30 minuti prima di uscire di casa.
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Quantità di prodotto insufficiente
Spesso tendiamo ad applicare la crema solare come se fosse una normale crema idratante, stendendone uno strato troppo sottile. Il risultato? Il livello di protezione reale diventa molto più basso rispetto a quello indicato sulla confezione. Una protezione SPF 50 applicata in quantità insufficiente può comportarsi come una protezione molto più debole, lasciando la pelle esposta a rischi maggiori. La regola d'oro per un adulto, è circa 30-35 ml (un bicchierino da liquore) per l'intero corpo, mentre per il viso e il collo la dose corretta è quella che copre l'indice e il medio di una mano o circa 1/4 di cucchiaino.
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Trascorrere troppo tempo al sole pensando che una protezione solare alta sia sufficiente
In realtà, nessun filtro solare offre una protezione totale. Anche se le creme con il fattore di protezione più alto riducono il rischio, non eliminano del tutto l’impatto dei raggi UV sulla pelle. Passare ore sotto il sole solo perché abbiamo messo la crema, significa comunque sottoporre la pelle a uno stress continuo, specialmente durante le ore più calde della giornata. La protezione solare dovrebbe essere considerata come uno strumento di prevenzione, non come un lasciapassare per esporsi senza limiti.
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Trascurare la protezione in città
Spesso ci si protegge solo al mare o in una giornata di sole, dimenticando che i raggi UVA riescono a passare attraverso le nuvole, colpiscono la pelle anche in città e sono presenti tutto l’anno. Anche una semplice passeggiata all’aperto, un lungo viaggio in auto o stare seduti vicino a una finestra espongono la pelle a radiazioni che, nel tempo, possono contribuire all’invecchiamento cutaneo. È proprio questa esposizione quotidiana a rendere la protezione solare un gesto fondamentale anche al di fuori del contesto balneare!
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Pensare che una pelle abbronzata sia immune dai danni
L’abbronzatura è solo una risposta difensiva della pelle ai danni subiti, e non offre una protezione adeguata contro ulteriori aggressioni. Anche se la pelle appare più scura, rimane vulnerabile ai raggi UVA e UVB, specialmente se l’esposizione è prolungata e ripetuta. È quindi necessario non ridurre drasticamente il fattore di protezione solo perché la pelle ha preso colore, ma adattarlo gradualmente e ad ogni odo continuare sempre a proteggersi.
Insomma, non dobbiamo vivere l'estate con ansia, ma piuttosto imparare a esporci in modo più intelligente, utilizzando sempre la protezione nel modo corretto.



